Snow Leopard è arrivato!



Lo abbiamo installato, provato e apprezzato. Rispecchia esattamente le premesse fatte durante la campagna di lancio: più rifinito, più veloce, più semplice.

Di seguito pubblichiamo un articolo tratto da "La Repubblica".

ROMA - Un leopardo bianco come la neve dentro una mela. Nella San Francisco lisergica degli anni '70 poteva essere una visione come un'altra, ma pur sempre una visione. A fine 2009 quello che era un volo della mente può assumere in qualche modo una forma concreta: Snow Leopard, il felino albino, è l'ultima incarnazione di MacOs X, il sistema operativo di Apple per i Mac, i computer della mela.
MacOs Leopard è stata l'ultima versione "big" di OsX, che ha fatto un po' da spartiacque tra la precedente generazione di Mac e quella attuale. La versione "Snow" prepara il terreno ai Mac che verranno.
Anzitutto il nuovo sistema operativo incorpora applicazioni native a 64 bit. Capaci cioè di gestire una maggior quantità di memoria, pur rimanendo compatibili con le versioni a 32 bit. E quindi i classici Mail, iCal, iChat e Safari saranno da subito più veloci e reattivi, così come la gestione del Finder che rende l'utilizzo di Snow Leopard un'esperienza decisamente fluida. Il nuovo sistema insomma è decisamente più prestante e stabile del precedente, con incrementi di performance che possono rivitalizzare anche un Mac di qualche anno fa - naturalmente con processore Intel, i PowerPc sono esclusi.
Quello dei 64 bit è un po' un orizzonte-chimera nel mercato degli Operating Systems, a causa della scarsità di applicazioni native, e dell'ancora attivissimo bacino dei 32 bit. Ma il salto di qualità nell'utilizzo di un OS a 64 bit è notevole e ormai disporre e gestire più di qualche gigabyte di memoria, impossibile con le architetture a 32 bit, è diventata un'esigenza. Anche l'imminente e concorrente Windows 7 verrà venduto nelle due versioni 32-64 bit, per accompagnare da subito la transizione verso una nuova generazione di computer.
Snow Leopard aumenta in punti di contatto con l'ambiente Microsoft. Il leopardo bianco infatti incorpora il supporto nativo a Microsoft Exchange, nato per sincronizzare le reti aziendali. In un contesto in cui la sincronia tra applicazioni e piattaforme diverse in un'unica realtà aziendale è spesso un problema, l'integrazione di Exchange in ambiente Mac è certamente una mossa astuta da parte di Apple. Ma la vera chicca di questo nuovo Mac Os è un'altra e si chiama OpenCL.
OpenCL è uno standard aperto, definibile come un protocollo d'intesa tra il cuore vero e proprio del computer (la CPU) e la sua componente grafica (la GPU), la "divisione" del computer che determina la qualità di ciò che appare sullo schermo. Un protocollo da tempo vagheggiato in ambito informatico, e che Apple porta in casa degli utenti. Quali sono i vantaggi è presto detto: spesso la capacità della GPU è sottoutilizzata in ambito produttivo, mentre la CPU è facile all'affaticamento a causa del software contemporaneo, che fa spesso affidamento sulla potenza del computer piuttosto che sull'efficienza del codice con cui è realizzato.
OpenCL si occupa di spostare il peso dell'elaborazione e di distribuirlo anche sulla GPU, nata per fare tutt'altro ma in realtà spesso componente non utilizzato appieno nel quotidiano. Il risultato è un computer che sembra ed effettivamente è più potente, a parità di specifiche tecniche e costo finale per l'utente.
Certo ci vorrà un po' di tempo per vedere OpenCL utilizzato a dovere. Ma già immaginare un Garageband con suoni più ricchi o un iMovie con tempi di rendering più rapidi non è un'utopia, anche in un sistema Mac di basso livello.
Tra le altre innovazioni, Apple dichiara un perfezionamento del 90 percento degli oltre 1000 progetti che compongono Mac OS X. Finder e mail più veloci, il software di backup Time Machine con un'inizializzazione più veloce dell'80 percento, il Dock con Exposé integrato. E poi un redesign di QuickTime® X con possibilità di vedere, registrare, tagliare e condividere video e l'ormai noto Safari 4. Non male anche la dieta del leopardo bianco che occupa, una volta installato, diversi giga di spazio in meno rispetto al "vecchio" Leopard.

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